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Scatta l’interrogazione all’Ars. Il deputato Salvatore Siragusa: “La Regione Siciliana anziché tagliare gli sprechi, mette in ginocchio i piccoli laboratori e crea situazioni di monopolio”

CLICCANDO SUL SOTTOSTANTE ALLEGATO ( IN ROSSO), POTRETE APRIRE IL TESTO DELLA INTERROGAZIONE PRESENTATA DAL M5S.
A SEGUIRE NELLA PAGINA IL COMUNICATO STAMPA GIA’ PUBBLICATO SUL SITO M5S SICILIA
ALLEGATO:
LAB ANALISI CRQ ACCORPAMENTI DEF

Riassetto laboratori d’analisi in Sicilia. M5S: “Situazione al collasso” . 25 luglio 2016 Comunicato stampa.

“Laboratori d’analisi in ginocchio. La Regione Siciliana violerebbe le norme nazionali ed europee in materia di riassetto dei laboratori di analisi cliniche e di medicina specialistica e creerebbe così situazioni di monopolio”. È questo il grido d’allarme di centinaia di strutture siciliane che a causa del riassetto della rete laboratoristica privata definita dalla Regione Siciliana e già bloccata dal TAR sono in grave sofferenza economica. Da tali denunce è scaturita l’interrogazione che il deputato M5S all’Ars Salvatore Siragusa (primo firmatario) ha depositato in queste ore a palazzo dei Normanni.

“La pseudo lotta agli sprechi della Regione Siciliana – dichiara Siragusa – ancora una volta non và a toccare i veri centri di spreco, ma si concentra sui privati, costringendo i laboratori d’analisi ad aggregarsi in un strutture sovra-regionali. Tutto ciò sommato ad un progressivo innalzamento dei costi dei controlli, dovuto principalmente ai costi di Verifica Esterna di Qualità (VEQ), assolutamente fuori mercato, sia per il costo (300/400 % in più), che per la quantità. Fattori che stanno provocando il progressivo dissesto finanziario dei Laboratori di analisi. I decreti 1933/2009 e 2674/2009 della Regione Siciliana prevedono come modalità di aggregazione la sola ed esclusiva forma di Società di capitale, che in caso di adesione delle strutture ne cancella l’esistenza nel rapporto con il sistema sanitario nazionale, gli fa perdere il codice regionale dell’accreditamento e l’autorizzazione sanitaria”.

“La Regione inoltre – continua Siragusa – con tali decreti violerebbe la Conferenza Stato Regioni 61/2011 in materia di Controllo di Qualità con costi totalmente a carico delle Strutture. Con questo sistema i laboratori d’analisi dei piccoli centri siciliani sono costretti alla chiusura, con una flessione di offerta sanitaria per i pazienti ed ovviamente un calo nell’occupazione. Morale – sottolinea Siragusa – il classico colpo di genio della Regione Siciliana. Per queste ragioni abbiamo chiesto al Presidente della Regione ad al suo Assessorato alla Salute di sospendere i provvedimenti emanati sino ad oggi; di avviare un confronto con le parti interessate per realizzare una sostanziale revisione dell’intero riordino della rete delle Strutture di Laboratorio coerente con le norme e con le esigenze reali dei Cittadini Siciliani; di avviare una profonda verifica del sistema di controlli di qualità (VEQ) sia per le modalità operative che dei costi”.

U PRIMU CA ARRIVA CUMANNA E FA LIGGI

ECCO COSA SUCCEDE DOPO LA PRESENTAZIONE DELLA FATTURA RIEPILOGATIVA DELLE PRESTAZIONI DA PARTE DELLE STRUTTURE CONVENZIONATE ESTERNE IN UNA ASP SICILIANA. SIA BEN CHIARO …SOLO PER LE STRUTTURE CONVENZIONATE ESTERNE !!!

APRI L’ALLEGATO SOTTOSTANTE

FINALMENTE UN PO’ DI CHIAREZZA !!!

ORA SI CHE CI SIAMO !
ECCO UN ESEMPIO DI BUROCRAZIA SNELLA E DINAMICA, SENZA FRONZOLI E CHE VA DRITTO ALL’OBBIETTIVO !!!
COSI’ LA VOGLIAMO LA BUROCRAZIA !!!

O NO ???

PRETENDIAMO DAL MANAGER DELLA ASP INTERESSATA CHE LA PROCEDURA IN ALLEGATO SIA OGGETTO DI PREMIALITA’PER I FUNZIONARI COINVOLTI E CHE LA PREMIALITA’ TENGA CONTO DEL NUMERO DI SUICIDI DI CONVENZIONATI ESTERNI ASSOGGETTATI ALLA PROCEDURA.
PERCHE’ SE OGNI PROFESSIONISTA CHE SI SUICIDA COMPORTA LA CHIUSURA DI UNA STRUTTURA E LA SCOMPARSA DI UN BUDGET, ALLORA SI TRATTA DI ECONOMIE VERE !!!
E QUESTO VA’ PREMIATO !!!

ANTITRUST ??? PER CARITA’ !!! NON SE NE PARLI NEMMENO, SENNO’ LORO SI OFFENDONO

Da quotidianosanita.it
Emilia Romagna

ARTICOLO DEL 13 LUGLIO 2016

Lifebrain punta alla leadership nella medicina di Laboratorio: etica pubblica, efficienza privata. Intervista a Marcello Nicoloso
Il Gruppo ha investito circa 100 milioni di Euro in Italia. Già operativi oltre 60 laboratori e 50 punti prelievo per realizzare un Network di eccellenza. Questa la direttrice: acquisire laboratori convenzionati e trasformarli in altrettanti nodi di una rete più vasta in grado di assicurare il massimo dell’eccellenza e della tecnologia per esami e screening di altissima complessità in maniera assolutamente accessibile e sostenibile.

13 LUG – È possibile perseguire e conciliare l’eticità di un servizio pubblico con eccellenza ed efficienza da servizio privato? E soprattutto è possibile considerare l’Italia come un Paese dove investire, e non poco, per creare reti di servizi di medicina di laboratorio ai cittadini con questo valore fondante? Certamente sì e ne è più che convinta Lifebrain, società austriaca con holding di base a Vienna che ha traguardato l’Italia come luogo privilegiato dove creare il proprio network di laboratori e centri prelievo organizzati sul territorio secondo una logica di Hub e Mini-Hub.

Questa la direttrice: acquisire laboratori convenzionati e trasformarli in altrettanti nodi di una rete più vasta in grado di assicurare, anche dove sarebbe impossibile, il massimo dell’eccellenza e della tecnologia per esami e screening di altissima complessità (e costo), come per esempio test genetici od esami di biologia molecolare, in maniera assolutamente accessibile e sostenibile. Il tutto grazie ad una robusta logistica di trasporto certificata e, come accennato, al fulcro dei laboratori cosiddetti HUB (il primo è quello di Guidonia vicino alla Capitale) dove operano tecnologie molto sofisticate, assolutamente non utilizzabili in strutture di piccole dimensioni per costi, volume di esami necessari per utilizzarle a regime e spazio necessario.
Avventura impegnativa non soltanto in termini d’investimento, riorganizzazione dei processi produttivi e formazione del personale, ma anche per la consueta difficoltà che trova chiunque, in sanità, decida di investire in un Paese composto sostanzialmente da 21 repubbliche diverse con leggi regionali anche profondamente differenti.
“Operare su tutto il territorio nazionale” sottolinea Marcello Nicoloso, Chief Executive Officer Italy di Lifebrain “non è affatto semplice perché in Italia la situazione dal punto di vista della regolamentazione nel settore è assolutamente frammentata: ogni volta che acquisiamo un laboratorio dobbiamo confrontarci con le singole leggi/disposizioni regionali, diverse da regione a regione. Sarebbe invece auspicabile, per favorire l’ingresso di capitali e competenze, oltre che per assicurare una proiezione verso il futuro, l’adozione di una regolamentazione univoca quanto più possibile coerente, convergente e semplice su tutto il territorio nazionale, grazie ad un coordinamento delle Regioni. La frammentazione e differenziazione delle regole costringe i gruppi come il nostro, che vogliono investire per migliorare l’offerta di servizi sanitari al cittadino, ad un notevole dispendio di energie sia in termini di risorse economiche che di efficienza organizzativa. A chi giova questa situazione? Sicuramente non al territorio, non al cittadino e nemmeno agli operatori. La politica dovrebbe occuparsi del futuro del settore e pensare a come favorire l’arrivo di know how e capitali per un migliore servizio al cittadino. In questo momento, solo per fare un esempio, stiamo avendo importanti problemi in Veneto e siamo in contatto con la Direzione Generale della Sanità della Regione Veneto per trovare una soluzione sostenibile”.
Ma l’Importanza sociale, oltre che scientifica, della medicina di laboratorio rimane uno stimolo molto forte per accettare la sfida. Rappresenta comunque un insostituibile supporto per i clinici nei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali. Secondo dati in letteratura, ricorda Nicoloso “circa il 70% delle diagnosi viene definito grazie ad esami di laboratorio. Per non parlare del loro utilizzo nei percorsi di screening di numerose patologie, tra cui quelle tumorali, ma anche di monitoraggio di patologie croniche di altissima diffusione come il diabete”.
Più di 100 tra laboratori e punti prelievo già operativi in 11 regioni; 8 mln di esami l’anno; più di 10.000 pazienti serviti ogni giorno, con una crescita del fatturato stimata del 70% nel 2016 e circa 100 mln di euro investiti nel bel paese. Questi alcuni numeri del network italiano di Lifebrain che, argomento sensibile e non secondario, non potrebbe avere mire così ambiziose senza oculate scelte di riqualificazione immediata, laddove necessario, del personale presente nelle strutture acquisite, grazie a corsi di formazione mirati all’acquisizione delle competenze necessarie ad operare con logiche di più ampio respiro e sofisticate tecnologie di ultima generazione.
“Il progresso scientifico e tecnologico in medicina di laboratorio” sottolinea in proposito Nicoloso ”è in crescita esponenziale ed in brevissimo tempo ha condotto alla produzione e all’immissione sul mercato di dispositivi diagnostici sempre più complessi e performanti nonché di kit diagnostici per la determinazione di marcatori di malattia sempre più sensibili e specifici. Per stare al passo diventa quindi indispensabile operare da un lato economie di scala e dall’altro garantire un costante aggiornamento dei professionisti. Entrambi questi elementi, peraltro, sono alla base di due fattori fondamentali: la sostenibilità economica e la qualità della refertazione diagnostica che, come ormai acclarato, aumenta proporzionalmente con il numero di esami realizzati. Il tutto a totale beneficio del paziente e del clinico per anticipare quanto più possibile la diagnosi e rendere quindi più efficace la terapia”.

ABROGATO IL DECRETO “LORENZIN” SULLA APPROPRIATEZZA

ARTICOLO TRATTO DA “QUOTIDIANO DELLA SANITA’.IT”

Dettagli Categoria: Notizie Nazionali Creato 12 Luglio 2016 Ultima modifica il 12 Luglio 2016 Pubblicato 12 Luglio 2016 Scritto da Antonio Castaldi .

Il Dpcm con i nuovi Livelli di assistenza ridisegna completamente il tema appropriatezza. Le prestazioni sottoposte alle ‘condizioni di erogabilità’ scendono (per ora) a circa 40 (soprattutto test genetici) dalle 200 previste dal decreto del 2015. Ma in ogni caso servirà un’intesa Stato-Regioni. E poi c’è attesa per l’accordo tra la Fnomceo e il Ministero della Salute per quanto riguarda i medici.

Roma 11.07.2016. Con i nuovi Lea cambia tutto in merito all’appropriatezza prescrittiva. Con l’approvazione del Dpcm (sul punto il Ministro Lorenzin ha anticipato che è atteso a giorni il via libera del Mef) andrà infatti in soffitta il famigerato decreto appropriatezza che tante polemiche ha creato con le sue circa 200 prestazioni per cui erano stati messi paletti a medici e cittadini. Le prestazioni per cui ci saranno condizioni di erogabilità scendono a circa 40 (riguarderanno per ora alcune radioterapie, i test genetici e poco altro mentre non ci sono più per esempio per le risonanze del ginocchio) mentre per le altre vi saranno delle indicazioni prescrittive. Ma la partita non finirà qui, nei Lea si prevedono infatti altre intese Stato-Regioni per modificare indicazioni di erogabilità di altre prestazioni.

A specificarlo è il comma 2 dell’art. 63 del Dpcm sui Lea che specifica come “le disposizioni in materia di assistenza specialistica ambulatoriale, di cui agli articoli 15 e 16 e relativi allegati, entrano in vigore dalla data di pubblicazione del decreto del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per la definizione delle tariffe massime delle prestazioni previste dalle medesime disposizioni. Dalla medesima data sono abrogati il decreto ministeriale 22 luglio 1996 recante “Prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e relative tariffe” e il decreto ministeriale 9 dicembre 2015 recante “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale”.

E in questo senso è molto atteso anche l’accordo tra la Fnomceo e il Ministero della Salute che dovrà disciplinare la materia in modo da garantire al medico autonomia e responsabilità, tutelando il rapporto fiduciario ed evitando accertamenti inutili e ridondanti.

Ma cosa cambia? A spiegarlo molto bene su Fimmg notizie è il segretario provinciale di Bergamo del Sindacato Guido Marinoni. “In pratica le “condizioni di erogabilità”, cioè le situazioni in cui la prescrivibilità, e quindi la rimborsabilità a carico del SSN, sarà limitata a specifiche situazioni, per la quali dovrà essere apposta una nota sulla ricetta, saranno pochissime: in pratica alcune prestazioni di medicina nucleare, i test genetici e poco altro”.

“Le altre – spiega Marinoni – saranno “indicazioni di appropriatezza prescrittiva”. Il medico non dovrà riportare alcuna nota, ma sarà sufficiente l’espressione del quesito diagnostico, importante anche per comunicare con il collega che erogherà la prestazione”.

Inoltre “il medico non sarà vincolato al caso singolo, ma potrà adattare le indicazioni delle linee guida alle reali condizioni del paziente, risultando così salvaguardata l’autonomia professionale. Le indicazioni di appropriatezza prescrittiva costituiranno certamente un parametro di riferimento per le attività di verifica del comportamento prescrittivo generale del medico, che saranno previste dai contratti dei medici dipendenti e dalle convenzioni, ma non si tratterà qui di entrare nel merito della singola prescrizione, bensì di verificare l’aderenza complessiva del medico alle evidenze scientifiche. Tutto questo entrerà in vigore con il DPCM sui nuovi LEA, la cui bozza prevede l’abrogazione del “Decreto Appropriatezza” del 9 dicembre 2015”.

Fonte: Quotidiano Sanità