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………………………….ALL’IMPROVVISO……. INOPINATAMENTE

ALLEGATO 1 1 risoluzione-n-65
ALLEGATO 2 n-03198_2016-reg

Una recente canzone di Arisa ci dice che “le parole del vento sono parole a metà”.
Ci sono poi le parole al vento e ci sono parole profferite soltanto per produrre vento dalla bocca.
Queste ultime possono essere classificate nella categoria dell’”aria….. fritta”.
Quando l’aria viene fritta con pessimo olio il risultato e che quell’aria puzza.
Purtroppo il fatto che andiamo incontro a ben tre campagne elettorali consecutive comporterà inevitabilmente la conseguenza che da una marea di parole che puzzano rischiamo di essere travolti.
C’è la sensazione che in alcune stanze dell’Assessorato della Salute la ordinanza TAR Palermo N. 00541/2017 REG.PROV.CAU. N. 02915/2016 REG.RIC., contro i Decreti 1874 /2016 e 182/2017 abbia fatto suonare campane a morto.
Tale è stata la preoccupazione che si è dovuto ricorrere all’intervento dei “rianimatori”.
E puntuale si è attivato il cordone sanitario al capezzale del “business morente”.
Ed allora ecco levarsi il coro di grida manzoniane :
“HANNO PROFANATO INOPINATAMENTE IL DECRETO !!!”
“HANNO STUPRATO IL PENSIERO UNICO DOMINANTE !!!”
“C’ERA IL SOLENNE IMPEGNO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE A MODIFICARE IL DECRETO !!!”
“C’ERA UN VERBALE SOTTOSCRITTO ( VEDREMO IN SEGUITO, NELLA SEDE ADEGUATA, DOPO LA NOTIFICA UFFICIALE, COSA DICE QUEL VERBALE E COSA SI E’ DETTO NELLA RIUNIONE CUI SI RIFERISCE)!!!”
Vediamo allora di capire di cosa si sta parlando.
Il 6 dicembre del 2016 il Tar emana un provvedimento di sospensiva del Decreto 1874 del 2016, con cui l’Assessorato procedeva ad un ennesimo “riordino della rete delle strutture di laboratorio” su ricorsi promossi da CITDS, Federbiologi e LAISAN e fissa la udienza di merito per il 3 aprile 2017.
Tale decreto imponeva alle strutture condizioni capestro e sanciva la loro sostanziale scomparsa, aprendo tra l’altro una autostrada alla speculazione sul settore.
L’Assessorato con gesto elegante e corretto, soprattutto nei confronti del TAR, dopo avere preannunziato, a mezzo stampa, per bocca dell’Assessore, la convocazione delle parti, procede unilateralmente alla emanazione di un nuovo decreto, 182/2017 , che finge di correggere (in realtà lopeggiora) il precedente e, sottraendosi scorrettamente al giudizio della Giustizia Amministrativa, revoca il decreto 1874/2016.

Il decreto 182/2017 viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 febbraio 2017 ed il termine per la sua impugnazione scade martedì 4 aprile 2017.
Le parti fino ad allora non sono mai state convocate.
CITDS, Federbiologi e LAISAN chiedono una audizione urgente in Commissione Sanità.
Il 28 febbraio 2017 le tre OO.CC. vengono ricevute in audizione dalla VI Commissione, in presenza dell’Assessore e del neo Dirigente Generale dell’Assessorato.
Rimangono 35 giorni alla scadenza del termine per impugnare il decreto 182/2017.
Nel corso della audizione, come si legge e si riporta fedelmente dal verbale della seduta: “I rappresentanti dei sindacati della Medicina di laboratorio MARASA, CINARDO e MIRAGLIA, chiedono che l’Amministrazione ponga in essere una circolare in relazione alla problematica del recupero delle somme contestate ai Laboratori al fine di attendere la definizione dei ricorsi, lamentando atteggiamenti non uniformi da parte delle Asp . Chiedono, altresì, il ritiro del D.A. n. 1°febbraio 2017 relativo all’aggregazione delle strutture laboratoristiche. Infine, sollevano critiche all’introdotto Controllo regionale di qualità (CRQ), denunciandone l’insostenibilità.”.

L’Assessore in merito >:” Ritiene che la vicenda degli accorpamenti vada rivista allineandosi alle Regioni che hanno adottato le discipline più equilibrate; enuncia, a riguardo, la volontà dell’Assessorato – che altre Istituzioni non condividono ( si potrebbe pensare la Presidenza della Regione ?) – di introdurre il contratto di rete come veste giuridica che permetta la salvaguardia dell’autonomia del Laboratori.”.

A seguito di questa seduta la VI commissione emana una risoluzione, la n° 65 (allegato 1), che : “IMPEGNA IL GOVERNO REGIONALE E PER ESSO L’ASSESSORE REGIONALE PER LA SALUTE

ad voler integrare le direttive diramate per l’aggregazione delle strutture laboratoristiche della Regione Siciliana includendo tra le tipologie organizzative previste da ultimo con il decreto dell’Assessore alla salute del 1 febbraio 2017 il contratto di rete come ulteriore tipologia contrattuale specificando che in essa ciascun laboratorio che ne fa parte può mantenere la propria autonomia giuridica e tecnico professionale e quindi svolgere anche attività analitica, sia pure raccordando le proprie attività nella rete contratto secondo un apposito piano di allocazione delle diverse prestazioni erogabili.”
Dal 28 febbraio, data della riunione di VI Commissione passa un intero mese, con voci che si rincorrevano sul fatto che fosse pronto ed addirittura in pubblicazione un decreto che allineava la normativa sul “ contratto di rete”, prevista “incidentalmente” e solo incidentalmente dal D.A.182 del 2017, a quella di regioni “Regioni che hanno adottato le discipline più equilibrate”, come testualmente dichiarato dall’Assessore in VI Commissione, riconoscendo esplicitamente lo squilibrio della attuale norma che, pertanto avrebbe necessitato di una profonda revisione e non già di un “ritocchino di cipria”.
Dopo un mese di silenzio, il 28 marzo a 4 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione del ricorso al decreto 182/2017, si tiene un “tavolo tecnico”.
Chi pensava di vedersi sottoporre almeno una bozza dell’ emanando decreto è rimasto senza dubbio deluso.
Si trattava di una convocazione tendente ad informare genericamente che l’Assessorato intendeva procedere nel senso indicato dalla risoluzione n°65 e che “era prossima” la emanazione del decreto contenente le modifiche.
In base a queste rassicurazioni, a giudicare da quanto da qualcuno scritto e veementemente preteso, le OO.CC. avrebbero dovuto fermare tutto, ringraziare per la promessa (la ennesima di una lunga serie non mantenute), magari inginocchiandosi ed andare via festanti a dire ai Colleghi in attesa, di essere fiduciosi e felici perché c’era in uscita (quando non si sa) un nuovo decreto il cui contenuto rimaneva sconosciuto.
Ed in conseguenza di ciò, a titolo di ringraziamento, bisognava non inoltrare il ricorso sul decreto perché prima o poi ne sarebbe uscito un altro più bello e più soddisfacente, più bello e più elegante!
Chi scrive non può certamente essere accusato di essere un habituè dei tribunali amministrativi e degli studi legali, avendo, dal 2009 ad oggi, prodotto soltanto 2 ricorsi, uno in merito al D.A. 170/2013 (recupero somme) con gli Avv.ti Immordino-Valenti, grazie al quale oggi possiamo ancora discutere della materia ed un altro avverso al D.A. 1874/2017 con i Prof.ri Pensabene Lionti, proseguito con l’impugnazione del D.A. 182/2017 tutt’ora in corso ed in attesa di merito, di cui più avanti tratteremo.
Però una serie di interrogativi vanno posti. In particolare:
- Perché dopo la sospensiva al DA 1874/2017 con la fissazione di udienza di merito al 3 aprile 2017, l’Assessorato, dopo essersi impegnato, con comunicazione a mezzo stampa dell’Assessore, invece di convocarci per rivedere il decreto, ha scelto di revocare il DA 1874 sospeso, e di emanare un nuovo decreto, sottraendosi così al Giudice Amministrativo ed al confronto?
- Perché tanta premura ad emanare un nuovo decreto, che invece di attenuare, aggravato il disastro provocato dal precedente ?
- Perché ci convocano quando mancano soltanto 4 giorni alla scadenza del termine di impugnazione ed è trascorso un mese dalla audizione in VI Commissione, senza neppure farci vedere una bozza del decreto correttivo ?
- Perché dovremmo credere a burocrati e consulenti interni ed esterni che fino ad oggi hanno solo dato dimostrazione di inaffidabilità e che proprio su questa materia hanno detto e scritto tutto ed il contrario di tutto ?
Qualcuno potrebbe dire, come ha detto, che c’è un comunicato stampa del Presidente della Regione che rassicura !
Certo, come c’era anche una dichiarazione dell’Assessore (Giornale di Sicilia del 7 dicembre 2016), sulla cui buona fede e buona volontà non c’è alcun dubbio, che assicurava un confronto con le parti per modificare il DA 1874 dopo la sospensiva del TAR e come è finita lo sappiamo tutti!
In ultimo: come è possibile rinunziare a chiedere la sospensiva sul D.A. 182/2017, quando lo stesso decreto fissa termini perentori per la aggregazione delle strutture, che non consentono di attendere inerti in attesa di un decreto che non c’è ancora pur essendo trascorsi ben 9 venerdì (giorno in cui si pubblica la GURS) ?
Che la richiesta di sospensiva non solo era giusta, ma doverosa lo dimostra proprio il fatto che siano saltati i nervi a qualcuno.
Certo ci si aspettava che saltassero in posti ben definiti e conosciuti, invece inopinatamente……………. !
Inopinatamente ci sentiamo dire e vediamo scritto che : “Incredibilmente, anziché attendere l’emissione del nuovo decreto, che avrebbe caducato quello in vigore, si chiede la sospensiva e, evidentemente, non viene sufficientemente chiarito al Giudice Amministrativo che “la possibilità di fare ricorso a diversificate e flessibili forme di aggregazione (tra cui le ATI: v. art. 1 lett. b)), comunque coerenti con la necessità che la Regione abbia un unico interlocutore con responsabilità contrattuale e clinico/assistenziale”, con cui il TAR motiva il rigetto della sospensiva, non è materialmente attuabile in quanto il Decreto in questione impone un unico laboratorio centralizzato e la riduzione degli altri laboratori a punti prelievi.”
Quindi ci si sta dicendo in sostanza che le ATI non sono attuabili perché il decreto che noi vogliamo cancellare “impone un unico laboratorio centralizzato e la riduzione degli altri laboratori a punti prelievi.”.
È proprio per questo che lo impugniamo!
Ma ancora peggio, quando è il TAR a dirlo, succede la rivolta dei Ciompi e si levano le GRIDA MANZONIANE.
Noi, certamente da ignoranti, avevamo interpretato quel significativo passaggio come una rassicurazione del TAR ai ricorrenti.
Avevamo sostanzialmente capito che il TAR avesse perfettamente compreso e fatto proprie le preoccupazioni dei ricorrenti ed avesse detto loro: “ non avete motivo di temere ! lo stesso Assessorato ha previsto la forma giuridica che salvaguardi la vostra individualità, la vostra autonomia gestionale e la possibilità di intervenire in fase analitica (come richiesto dalla VI Commissione).
Ad esempio, dice il TAR, che le ATI possono rispondere alla necessità!
Quel “(tra cui le ATI: v. art. 1 lett. b)” sembra essere la causa di tanta angoscia e qui cercheremo di capire perché.
Intanto la ATI (Associazione temporanea di impresa) ha una caratteristica che cozza pesantemente con i “desiderata” di alcuni burocrati e consulenti assessoriali interni ed esterni, in quanto non si tratta di società di capitali, a qualcuno tanto care, ma di ASSOCIAZIONI, grazie alle quali le strutture mantengono le loro prerogative giuridiche e sostanziali (individualità, autorizzazione sanitaria, accreditamento, codice regionale ed autonomia gestionale), ma soprattutto escludono la possibilità che, grazie a statuti societari con clausole “strane” (per carità siamo convinti di fare fantascienza), qualche struttura si trovi espropriata di quanto gli appartiene e, magari, qualche aggregato si ritrovi ceduto a qualche multinazionale con la impossibilità dei soci minoritari a tirarsi fuori in tempo.
Per carità sono ipotesi fantasiose e noi per primi ne siamo convinti, ma ciò non toglie che le attuali normative certamente non proteggano, sotto questo aspetto, le strutture che si aggregano o che si sono ad oggi aggregate.
Ed al posto dei Colleghi che oggi hanno le strutture dentro aggregazioni, una occhiatina agli Statuti la daremmo !
Inoltre la ATI non è una novità tra le forme di aggregazione previste dalla normativa.
Proprio l’impugnato decreto 182 del 1 febbraio 2017 all’Art. 1 comma “b” ne prevede la eventuale utilizzazione (“le aggregazioni tra laboratori possono giuridicamente realizzarsi attraverso la creazione di cooperative, di strutture consortili oppure di associazioni temporanee di imprese (ATI) o di altre forme previste dalla legislazione vigente, ivi compreso il contratto di rete di cui all’art. 3, comma 4 ter e ss. del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito dalla legge 9 aprile 2009, n. 33 e ss. mm. e ii., ove dotato di soggettività giuridica;”).
Non si capisce quale scandalo possa provocare la “sottolineatura” del TAR.
Pertanto mi è difficile ( o forse no! ) interpretare una levata di scudi contro una possibilità aggregativa che non è obbligatorio attivare, ma è soltanto uno strumento in più in mano alle strutture.
D’altro canto non vi è dubbio che, allo stato attuale, in costanza del decreto 182/2017, le ATI siano l’unica forma prevista non societaria ma associativa e questo fatto già basterebbe da solo a confortare le strutture.
Mi è ancora più difficile pensare ( o forse no! ) che ci siano O.O.C.C. “folgorate sulla via di Damasco”, che di punto in bianco passino nel breve volgere di un mese dal plauso alla Commissione Sanità, quando impegna il Governo e l’Assessore “ad voler integrare le direttive diramate per l’aggregazione delle strutture laboratoristiche della Regione Siciliana includendo tra le tipologie organizzative previste da ultimo con il decreto dell’Assessore alla salute del 1 febbraio 2017 il contratto di rete come ulteriore tipologia contrattuale specificando che in essa ciascun laboratorio che ne fa parte può mantenere la propria autonomia giuridica e tecnico professionale e quindi svolgere anche attività analitica, sia pure raccordando le proprie attività nella rete contratto secondo un apposito piano di allocazione delle diverse prestazioni erogabili.”, alla critica feroce ad un TAR che conferma questa linea indicando una forma giuridica che il decreto prevede e, quindi non aggiungendo nulla a quanto già previsto.
Ed integrare le direttive diramate significa modificare la norma rendendola coerente con quello che dichiara di ritenere l’Assessore in sede di Commissione Sanità, e cioè:” ……. che la vicenda degli accorpamenti vada rivista allineandosi alle Regioni che hanno adottato le discipline più equilibrate;” e, di conseguenza “ enuncia, a riguardo, la volontà dell’Assessorato – che altre Istituzioni non condividono (si riferisce forse alla Presidenza della Regione ?) – di introdurre il contratto di rete come veste giuridica che permetta la salvaguardia dell’autonomia del Laboratori.”.
Non sono parole nostre, ma dell’Assessore, pronunciate a seguito delle argomentazioni prodotte in Commissione da CITDS, Federbiologi e LAISAN.
La puntualizzazione del TAR, perché di semplice puntualizzazione si tratta, visto che le ATI sono già previste nel decreto, non fa altro che “imporre” ai burocrati ed ai consulenti interni ed esterni eventuali dell’Assessorato, di affiancare alle modifiche, decise peraltro dall’Assessore, per potere attivare i “contratti di rete” con le modalità previste dal decreto della Regione Basilicata in materia, ulteriori adeguamenti per rendere la norma coerente anche con le ATI, consentendo così alle strutture di scegliere tra diverse alternative.
Non dice che, siccome il decreto “impone un unico laboratorio centralizzato e la riduzione degli altri laboratori a punti prelievi.”, è sbagliato fare le ATI.
Questo allora varrebbe anche per la “rete contratto”
La puntualizzazione del TAR conferma invece l’affermazione dell’Assessore quando afferma:“che la vicenda degli accorpamenti vada rivista allineandosi alle Regioni che hanno adottato le discipline più equilibrate;” e, di conseguenza “ enuncia, a riguardo, la volontà dell’Assessorato – che altre Istituzioni non condividono – di introdurre il contratto di rete come veste giuridica che permetta la salvaguardia dell’autonomia del Laboratori.”.
In sostanza è il decreto sbagliato e squilibrato. Ed è lui che va corretto per renderlo coerente con le ATI ed i “contratti di rete”.
Quindi tutto questo “bailamme” non ha senso, a meno che il vero obiettivo non sia quello di aggiogare le strutture in aggregati di cui i loro titolari non hanno alcun controllo, attraverso un percorso che tolga loro ogni possibilità di rivendicazione ed annegando il loro ruolo nel magma di un “capitale sociale”, in posizione minoritaria ed ininfluente.
Se, come pare, sia questa l’intenzione, ancora di più ci opporremo a qualunque sporca operazione ed ancora di più pretenderemo il rispetto degli impegni presi in sede politica e degli obblighi derivanti dai pronunciamenti giurisdizionali, anche a costo di rimanere soli.
Perché alla Sanità di autonominati Capitani di industria, noi preferiamo quella dei Piccoli Professionisti che per 30 anni e più anno sostenuto, spesso gratis, il Sistema Sanitario garantendo ai pazienti la Salute vera, non quella miliardaria e sprecona delle “Sperimentazioni Gestionali” figlia di una burocrazia malata che ha finito per contagiare anche la politica.
Ed è per questo che non permetteremo le mistificazioni vergognose su fatti ed atti, come quella che si cela dietro affermazioni, lette da qualche parte, del tipo: “Ma anche in occasione del precedente decreto, il TAR, sui ricorsi degli stessi Laboratori, aveva rigettato la sospensiva, salvo poi accoglierla sui nostri ricorsi con provvedimento cautelare monocratico del Presidente ed estendere, alla successiva camera di consiglio, la tutela cautelare anche per i ricorsi in cui era stata rigettata dal Presidente la sospensiva.”.
Improvvidamente si fa riferimento ai provvedimenti del TAR avverso al decreto 1874, sospeso dal TAR il 6 dicembre 2017 per quanto attiene i ricorsi promossi dal CITDS e, successivamente per quelli promossi da altre Organizzazioni di Categoria.
Anche in questo caso si lascia intendere, confondendo anche terminologicamente le cose, che vi sia stata una sospensiva prima negata e poi, grazie all’intervento divino di un immaginario prossimo probabile candidato, concessa.
Purtroppo le carte parlano e parlano chiaro. Infatti se fosse come è stato scritto, nella ordinanza del CITDS, del 6 dicembre 2016, dovrebbe trovarsi un cenno che fa riferimento all’invocato salvifico provvedimento presidenziale cautelare precedente ottenuto dall’immaginario prossimo probabile candidato.
Nulla di tutto questo!
Anzi l’esatto contrario !
È nella ordinanza, che troverete in allegato 2, relativa ad altra sospensiva, emanata ben un mese e 5 giorni dopo, che invece si fa riferimento ( ad una sommaria cognizione, la censura sulla insufficienza del termine per il compimento delle attività previste dall’allegato A del decreto impugnato presenta profili di fumus boni iuris, come, peraltro, già rilevato dalla Sezione (v. ordinanze n. 1362/2016 e n. 1363/2016);) alle sospensive n. 1362/2016 e n. 1363/2016 “Pensabene Lionti” del 6 dicembre 2016.
E non poteva essere diversamente, visto che il decreto presidenziale, come potrete leggere in calce a questo scritto, valuta esclusivamente l’urgenza, nell’attesa che sia pronunciata l’ordinanza cautelare collegiale; come è noto, unico provvedimento previsto dall’ordinamento idoneo – previa valutazione in ordine alle pretese sostanziali dei ricorrenti- a sospendere “definitivamente” il provvedimento amministrativo, fino alla sentenza di merito.
Purtroppo a volte succede che la eccessiva frequentazione di certe pratiche, anche solo a livello mentale, faccia diventare ciechi e faccia immaginare una realtà distorta.
Ma se il problema è la ricerca di un motivo per cambiare casacca, allora ogni scusa è buona !
E non staremo qui a disquisire ulteriormente sul nulla, visto che di nulla si tratta.
Quello che invece ha veramente valore è ben altro !
Per esempio chiarire ai Colleghi cosa si vuole e verso dove si intende portarli.
Vogliamo un sistema fatto di società di capitali che si appropri delle singole strutture ?
Vogliamo un sistema pronto ad essere svenduto ?
Vogliamo un sistema in cui le strutture vengano espropriate della loro dignità giuridica, della loro autonomia e della loro individualità ?
Non c’è problema !
Basta lasciare le cose come sono ed aspettare un decreto di cui da nove settimane siamo “alla vigilia della emanazione”.
Un decreto che, come si legge in qualche sito :”poteva essere assunto già questa settimana, ma le organizzazioni sindacali hanno chiesto un confronto e quindi, dopo l’incontro previsto per martedì prossimo, sarà possibile pubblicare il decreto”,.(Quindi stava per andare in pubblicazione un decreto senza che le parti sindacali, neppure quelle amiche, ne fossero a conoscenza ? Mah !)
E se c’è già pronto il decreto che caducherà il DA 182/2017, che motivo c’è di preannunciare la richiesta di discussione della sospensiva del DA caducato o in via di caducazione, costringendo i laboratoristi ad ulteriori esborsi di denaro che non hanno ?
Per lasciare le cose come stanno bastava, è vero, non chiedere la sospensiva al DA 182/2017.
Avremmo avuto in vigore un decreto che ci gratificava anche del contratto di rete, “ove dotato
di soggettività giuridica”, cioè reso uguale ad una società di capitali che sarebbe padrona incontrastata ed incontrastabile del destino delle strutture aggregate.
Oggi, invece, grazie ad una ordinanza del TAR che nega la sospensiva, INOPINATANENTE si attiva uno scenario, peraltro previsto dalla norma, che oltretutto renderebbe inutile qualsiasi tentativo di alcuni burocrati e consulenti interni ed esterni dell’Assessorato, di contrabbandare come “contratto di rete” quello contenuto nel decreto 182/2017 e li costringerà ad adottare il vero contratto di rete secondo il decreto Basilicata (punto “e”), così come preannunciato, tra le proteste di qualche Organizzazione di Categoria, dalla Avv.ssa Valli il 28 marzo.
Certo, come impone il TAR e come giustamente ed onestamente ammette l’Assessore, si dovrà rimettere mano alla normativa !
A quella normativa contro cui, speriamo e crediamo che anche, Federbiologi abbia proposto ricorso, con il quale ci auguriamo, ma a questo punto sarebbe davvero contraddittorio, che sia stata anche chiesta la sospensiva.
Ed è per questo che, insieme alla LAISAN, il CITDS ha chiesto all’Assessore la convocazione urgente di un tavolo tecnico.
Per rendere coerente le norme esistenti con le realtà delle ATI e del contratto di rete; quest’ultimo con le modalità del decreto Basilicata.
Ma immaginare che in assenza di certezze documentali si potesse evitare il ricorso e la richiesta di sospensiva, consentendo al decreto 182/2017 di produrre i suoi nefasti effetti, sulla base di parole e promesse, francamente significa chiedere ad una fino ad oggi Categoria massacrata, ignorata ed offesa, cui sono stati arrecati danni ingenti e, forse irreparabili, una prova di fiducia assolutamente, AD OGGI, IMMERITATA DALLA CONTROPARTE POLITICA.
Avevano tutto il tempo di tirare fuori un decreto serio, evitando il ricorso !
Perché non l’hanno fatto?
Il decreto 182/2017, quello attuale, è datato 1 febbraio 2017 e soltanto 2 giorni dopo, il 3 febbraio è andato in pubblicazione, caducando il precedente 1874/2016.
Quindi sarebbero bastati altrettanti giorni per caducare il DA 182/2017 ed emanarne uno nuovo !
Comunque, caducando caducando, siamo qui in attesa non solo del decreto, ma del suo contenuto.
E se il nuovo decreto dovesse risultare coerente con gli impegni presi dall’Assessore con la VI Commissione e con il deliberato del TAR, ma soprattutto sarà rispettoso della dignità, del lavoro, della autonomia e della individualità dei Professionisti e delle Strutture, non saremo certo noi a mettere i bastoni tra le ruote.
In caso contrario bisogna che si rassegnino.
Fino a quando la Salute pubblica, invece di essere basata sul fabbisogno di salute della gente, sarà basata su un “business plain” …………………………………………………………………………
Impugneremo pure i biglietti di auguri dell’Assessorato, non solo i decreti.


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P.S.
COME FUNZIONA LA TUTELA CAUTELARE NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO
L’unico organo legittimato dall’ordinamento vigente a sospendere definitivamente (cioè fino alla sentenza di merito) un provvedimento amministrativo è (in 1°grado) il TAR in composizione collegiale (3 giudici), in Camera di Consiglio con provvedimento denominato “Ordinanza” (e non il Presidente della Sezione del TAR con provvedimento denominato “decreto” pronunciato “inaudita altera parte”).
L’art.56 del codice del processo amministrativo consente al ricorrente “prima della trattazione della domanda cautelare da parte del Collegio, in caso di estrema gravità ed urgenza tale da non consentire la dilazione fino alla data della camera di consiglio …di chiedere al presidente del tribunale…di disporre misure cautelari PROVVISORIE” (il c.d. decreto monocratico); ed aggiunge “il decreto…è efficace sino a detta camera di consiglio. Il decreto perde efficacia se il collegio non provvede sulla domanda cautelare nella camera di consiglio” .
Questo significa che:
1) i decreti cautelarti concessi dal Presidente del TAR sono provvedimenti dotati di efficacia temporanea, in cui viene valutato solo il fattore dell’urgenza, e la cui unica funzione è quella di permettere al ricorrente di giungere “indenne” alla prima Camera di consiglio (in cui si deciderà definitivamente sulla sospensione);
2) i decreti cautelarti concessi dal Presidente del TAR (sia di accoglimento che di rigetto) vanno SEMPRE sottoposti al giudizio del Collegio che nella prima Camera di Consiglio utile deciderà se confermarli o revocarli con ORDINANZA;
3) l’Ordinanza cautelare (statuizione dal Collegio) è, dunque, l’unico provvedimento che può definitivamente sospendere l’esecuzione del provvedimento, con efficacia ex tunc (cioè fin dalla sua adozione); tant’è che soltanto con l’Ordinanza cautelare (si ripete, unico provvedimento idoneo a definire la fase cautelare) il TAR si pronuncia sulla spese del giudizio.
Ora, calando il delineato quadro normativo nel contesto della attuale vicenda sugli accorpamenti, è un dato di fatto incontrovertibile che le prime Ordinanze cautelari del TAR Palermo che hanno sospeso definitivamente il D.A.1874 sono state le Ordinanze n.1362 e 1363 del 2016 pronunciate nella Camera di Consiglio del 6 dicembre 2016 , in accoglimento dei ricorsi proposti dagli Avv.ti Prof. Salvatore, Tommaso e Giuseppina Pensabene Lionti (non essendosi prima di allora svolta alcuna precedente Camera di consiglio collegiale).
In altri termini soltanto dal 6 dicembre 2016, in forza delle ricordate Ordinanze nn.1362 e 1363 ottenute dallo Studio Pensabene Lionti, è stato possibile affermare con certezza che il D.A. fosse stato definitivamente sospeso.
Infatti, solo successivamente al 6 dicembre (quando il D.An.1874 era già definitivamente sospeso) si sono svolte le ulteriori Camere di consiglio in cui il TAR ha dovuto decidere se confermare o meno i PROVVISORI DECRETI MONOCRATICI adottati dal Presidente di Sezione sulla base di tutti gli altri ricorsi proposti avverso il suddetto provvedimento assessoriale .
Quanto detto risulta, infatti, dichiarato inequivocamente proprio dal TAR che nelle Ordinanza con cui ha confermato i suindicati decreti ha concesso la definitiva sospensione precisando espressamente: «come già rilevato dalla Sezione (v.ordinanze n.1362/2016 e n.1363/2016)»(cfr. testo Ordinanze n.7/2017 e n.8/2017), facendo, dunque, correttamente esclusivo riferimento alle Ordinanze, le prime appunto, ottenute dallo Studio Pensabene Lionti.

Categoria: Sicilia

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