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boh !

Capisco di andare controcorrente, ma continuo a sostenere che proprio i momenti di massima difficoltà siano i momenti in cui bisogna avere la capacità di mantenere la massima calma e la massima lucidità.

Ed è quello che oggi sta facendo la intera compagine sindacale.

Soltanto che sembra che una parte lo faccia per raggiungere un obiettivo, l’altra per raggiungerne un altro.

E sembra anche che per il raggiungimento dello scopo ad una parte serva una sede di dialogo con la controparte, all’altra serve che questa sede non vi sia e, se c’è, che salti.

Il CITDS da me rappresentato, con il conforto unanime della sua base, sta dalla parte di chi ritiene indispensabile, finchè è utile e può produrre risultati, una sede di confronto per risolvere i problemi che oggi attanagliano il nostro sistema.

Non è né una scelta isolata, né una scelta elitaria, visto tale scelta è stata operata dalla stragrande maggioranza delle Organizzazioni di Categoria.

È una scelta ispirata ad un semplice e comprensibilissimo principio: comunque se ne esca da questa vicenda, se ne dovrà uscire tutti alla stessa maniera.

Se ci sarà vantaggio, dovrà essere uguale per tutti; se ci sarà perdita, dovrà essere ripartita tra tutti.

La storia insegna che alla fine di una guerra c’è chi si impoverisce e c’è chi si arricchisce a scapito di chi si è impoverito.

Ebbene questo non deve succedere nel nostro caso. E non succederà !

Altro discorso è il come si esce dalla situazione.

Intanto è bene capire quale è la situazione.

Noi oggi ci troviamo tra le lame di una forbice e basta che una sola delle due ci tocchi per procuraci danni irreparabili.

Da un lato il “decreto Borsellino”, del 28 gennaio 2013, con il quale ci vengono richiesti indietro circa 300 milioni di euro a partire dal 2007, dall’altro il tariffario “balduzzi” ( il minuscolo è oltre che intenzionale, doveroso), pubblicato il 28 gennaio 2013, per effetti del quale, già dal 28 gennaio 2013, avremmo dovuto lavorare con tariffe ribassate di circa il 40%, se la regione lo avesse recepito immediatamente.

Il 28 gennaio 2013 avrebbe potuto essere il giorno in cui si scriveva la parola fine sull’ultima pagina del libro della nostra esistenza.

Così non è stato e certamente così non sarà !

Così non è stato, non perché ci siamo dati, lancia in resta, all’assalto della feroce Lucia e dell’Idra a tre teste Sammartano e in una epica battaglia li abbiamo sbaragliati.

Così non è stato perché, seduti ad un tavolo con l’Assessore Dottoressa Lucia Borsellino ed il Dirigente Generale, Dott. Salvatore Sammartano, per gli amici Totò (anche per quelli che gli sono amici part-time e solo al riparo da occhi indiscreti), in un confronto tra persone ragionevoli, in cui sono state esposte e comprese le ragioni dell’una e dell’altra parte, abbiamo avuto il tempo di inoltrare i ricorsi al TAR avverso i due decreti ed abbiamo potuto iniziare a ragionare sul da farsi con minore pressione ed essendoci fatti una idea sugli intendimenti della parte assessorile.

Tutto ciò avveniva nei primi giorni febbraio del 2013.

Comprendendo che se non fossimo stati noi a prendere l’iniziativa, la situazione si sarebbe evoluta in uno stallo dannoso solo a noi e che invece bisognava ampliare il coinvolgimento Istituzionale, si avviò un confronto con le Istituzioni Regionali ed anche Nazionali, anche per non lasciare tutto il carico di responsabilità esclusivamente sull’Assessorato.

Da lì le riunioni con Commissione Sanità e Bilancio dell’ARS ed una serie di contatti costanti con rappresentanti di tutte le forze politiche al fine di far comprendere la gravità della situazione, sia per il danno irreparabile al nostro settore, che per lo stesso SSR che, privato del nostro apporto, avrebbe rischiato una sbandata dalle conseguenze drammatiche in termini sia sociali che economici.

Il successivo blocco della attività in regime convenzionale ebbe come conseguenza la riunione del 19 febbraio 2013 in cui si decise di insediare un tavolo tecnico permanente per trovare una soluzione alle problematiche in campo.

Il tavolo tecnico avrebbe dovuto affrontare due problematiche:

  1. individuazione dei criteri di rivalutazione tariffaria delle tariffe “bindi”, per quanto riguarda il “decreto Borsellino”Nelle more le ASP si sarebbero limitate alla semplice contabilizzazione degli importi oggetto dell’eventuale recupero;
  2. Per quanto invece riguardava il tariffario “balduzzi” (il minuscolo è oltre che intenzionale, ancora più doveroso di prima), produrre delle ipotesi operative in grado di superare il vaglio del Ministero, al cui giudizio la Regione è comunque vincolata, finalizzate ad ammortizzare gli effetti devastanti (40% di calo medio dei fatturati) prodotti dalla applicazione “sic et simpliciter” dello stesso.

Quanto sopra fu oggetto di un accordo sottoscritto da tutte le parti presenti al tavolo (TUTTE).

Il tavolo tecnico decise di dare priorità alla problematica relativa al nuovo tariffario, nella consapevolezza del fatto che l’Assessorato lo avrebbe dovuto emanare nel breve periodo.

Nel frattempo il ricorso presentato al TAR Lazio per la sospensione del decreto balduzzi ((il minuscolo è oltre che intenzionale, ancora più doveroso sia di prima che di prima ancora), sul quale erano riposte le speranze delle Organizzazioni di Categoria, ebbe un esito non positivo, in quanto il TAR, anziché sospendere, rinviò al merito, dapprima a luglio 2013, in seguito al 4 giugno 2013.

l’Assessorato intanto aveva deciso di rendere esecutivo il tariffario a Maggio 2013.

Dopo innumerevoli insistenze, si riuscì a fare slittare la esecutività della nuova tariffa di un mese, da maggio a giugno.

Intanto le Organizzazioni di Categoria, ben capendo quanto fosse attuale il rischio di non fare in tempo, il 15 maggio 2013  produssero al tavolo tecnico un verbale di parte, approvato alla unanimità e sottoscritto da tutti, in cui si chiudeva la fase di analisi del problema e si sintetizzava la soluzione a due possibilità:

  1. incrementare le tariffe di un “pool” di prestazioni, quelle con tariffa più svantaggiosa rispetto al tariffario precedente;
  2. estendere alla Patologia Clinica la possibilità di fruire della voce già presente nel tariffario inquadrata con codice 93,01,1, con modalità da definire.

Il 16 maggio 2013 l’Assessorato, con proprio decreto rende esecutivo il nuovo tariffario ( non scrivo balduzzi perchè sennò dovrei precisare ancora che il minuscolo è, oltre che intenzionale, ancora più doveroso sia di prima che di prima, che di prima ancora) e, contemporaneamente emana una circolare con cui si procede ad autorizzare le AA.SS.PP. a procedere al recupero, a partire dal mese di maggio 2013, del 15% per la Patologia Clinica e del 5% per la Radiologia a titolo di trattenuta cautelativa sulle eventuali somme dovute ai sensi del “decreto Borsellino”.

Questo fatto ha provocato la reazione delle Organizzazioni di Categoria, perchè si è ritenuto che violasse l’accordo del 19 febbraio 2013, nato da una specifica richiesta dell’Assessore e motivato dallo stesso Assessore, con l’affermazione che non si dovessero prendere iniziative mentre era in corso una trattativa.

Quindi la rottura non nasce da diversità di vedute sul cosa fare e come farlo, ma da una oggettiva lesione degli accordi formali da parte dell’Assessorato.

Non v’è dubbio che il percorso precedente non fosse stato privo di accidenti e di comportamenti strani, anche dalla parte delle Organizzazioni di Categoria.

Si è sempre avuta, infatti, la sensazione che alcune di esse non avessero un atteggiamento lineare, né coerente con i comportamenti tenuti in fase di lavoro al tavolo.

C’era anche chi partecipava attivamente ai lavori con proposte proprie e condividendo quasi sempre le conclusioni del tavolo, salvo poi rifiutandosi di firmare anche la sola presenza, forse per tenersi le mani libere, tentava di far  gravare sugli altri la responsabilità delle decisioni.

C’era anche chi faceva arrivare al tavolo, per interposta persona, proposte irricevibili, come quella di far pesare sul Paziente “esente” la differenza tra il tariffario regionale ed il nuovo.

Insomma un percorso che ha delineato fin dal primo momento due linee.

Una volta a dare celere soluzione al problema per rimettere in piedi una Categoria annichilita e prossima a cessare di esistere; l’altra incomprensibilmente attendista e per nulla spaventata dalla applicazione del nuovo tariffario così com’è.

Questa tendenza ha trovato chiara espressione nelle riunioni in Assessorato del 3 e del 5 giugno, quest’ultima in costanza di manifestazione di piazza.

Il 3 giugno, davanti ad un Assessore che proponeva

  1. l’impegno a patrocinare con forza al Ministero la acquisizione della voce aggiuntiva 93,01,1, da noi richiesta come soluzione del problema tariffario.
  2. La rivalutazione del tariffario “bindi”, per ammortizzare il danno della eventuale restituzione degli importi di cui al “decreto Borsellino” e per avere una tariffa praticabile nel caso in cui il 4 giugno il TAR Lazio avesse sospeso il tariffario nazionale in vigore riportandoci al tariffario “bindi” abbattuto del 20% (allarme di cui i principali estensori erano stati fin dall’inizio della vicenda i rappresentanti di ANISAP e FENASP).
  3. Revoca della circolare prevedeva dal mese di maggio 2013 la trattenuta del 15% delle competenze.

In cambio veniva richiesto, non il rientro operativo nel SSR, bensì la sola revoca della manifestazione di piazza del giorno 5 giugno.

Con mia sorpresa la proposta dell’Assessore non venne accolta.

Il 4 giugno 2013 il TAR lazio rinvia al merito a data da destinarsi e lascia in vigore il “balduzzi”

Il 5 giugno, dopo una giornata di lavoro, si chiude un accordo, i cui termini tutti conoscete, con l’approvazione di tutti i presenti, almeno fino a che era presente l’Assessore.

Andato via l’Assessore, non prima di essersi accertato che l’accordo fosse riconosciuto da tutti, alcuni componenti della delegazione si defilano ed escono fuori provocando una reazione accesa della piazza contro i firmatari ( 8 su 12 presenti), omettendo di dire che alla costruzione dell’accordo avevano attivamente partecipato anche loro.

A Napoli questo modo di agire lo chiamerebbero pretendere di “CHIAGNERE E FOTTERE”.

Categoria: Sicilia

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